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11/03/2010
  • <b>Metallurgia e siderurgia</b><br>Fonte: indicazioni di Bernard Degen    © 2008 DSS e Marc Siegenthaler, Berna. Come risulta anche dal grafico, il periodo di attività di vari altiforni, in particolare di quelli situati nelle aree alpine, non è determinabile con precisione.
  • <b>Metallurgia e siderurgia</b><br>Fonte: Censimenti federali  © 2008 DSS e Marc Siegenthaler, Berna.

Metallurgia e siderurgia

Storicamente l'industria metallurgica sviz. comprende in primo luogo i rami e le branche che nella Nomenclatura generale delle attività economiche (NOGA) del 2002 rientrano nelle divisioni "metallurgia" (divisione 27) e "fabbricazione di prodotti in metallo (senza prodotti meccanici)" (divisione 28). Risulta difficile tracciare una separazione netta con l'Industria delle macchine, vista la stretta compenetrazione tra i due settori. Nelle statistiche spesso sono riuniti sotto un'unica voce; appartengono alle medesime ass. di categoria anche lavoratori (FLMO, oggi Unia) e datori di lavoro (Ass. padronale sviz. dell'industria metalmeccanica e Soc. sviz. dei costruttori di macchine, oggi Swissmem). Talvolta interessi contrapposti portarono anche a conflitti tra l'industria meccanica e il comparto metallurgico-siderurgico, ad esempio relativamente ai dazi sulle importazioni di metalli. Al contrario del settore meccanico, l'industria metallurgica è poco orientata all'esportazione (meno del 4% delle esportazioni sviz. totali nel XIX sec., e di norma tra il 5% e il 10% nel XX sec.). Essa fornì soprattutto semilavorati per l'industria delle macchine e l'edilizia.

 Tabelle: 
I rami dell'industria metallurgica nel 2002a


Mentre nel XIX sec. il ramo metallurgico-siderurgico occupava più lavoratori rispetto all'industria meccanica, nel XX sec. ne contava nettamente di meno. Fino agli anni 1910-20 la sua quota sul totale del secondario si aggirava attorno al 5%, mentre in seguito salì a ben oltre il 10%. All'origine di questo incremento vi furono però in primo luogo l'Artigianato del metallo e il ramo delle installazioni (lattoneria, installazioni sanitarie ed elettriche, costruzione di riscaldamenti ecc.), oltre che le fucine, le officine di fabbro e quelle meccaniche. L'aggregazione, sul piano statistico, del ramo delle installazioni all'edilizia nel 1990 comportò una forte diminuzione del peso del settore metallurgico. All'interno di quest'ultimo, nel XX sec. la prevalenza della manodopera maschile fu più pronunciata rispetto all'industria meccanica; solo nella seconda metà del XX sec. le donne superarono il 10% degli occupati.

È possibile suddividere la metallurgia e la siderurgia secondo due criteri: da una parte in base alla tipologia di prodotto - metalli grezzi, semilavorati (detti anche Halbzeug nella Svizzera ted.) o prodotti finiti (utensili, serrature) - e, dall'altra, considerando le materie impiegate (ferro, acciaio, metalli non ferrosi, metalli leggeri). I minerali di ferro (Ferro), estratti in Svizzera fino agli anni 1960-70, per il settore metallurgico costituivano l'unica risorsa disponibile sul territorio nazionale in quantità non trascurabili (Miniere, Riserve minerarie).

Alcuni rami, come la fabbricazione di serrature e ferrature e la tornitura, trasformano sia il ferro sia metalli non ferrosi. I primi due comparti passarono alla produzione di fabbrica dagli anni 1860-70. La tornitura, dedita alla produzione di viti, perni e altri pezzi di precisione per mezzo di torni (dagli anni 1870-80 automatici), si sviluppò dalla metà del XIX sec. quale ramo ausiliario dell'industria orologiera. Ebbe il suo centro a Soletta, e si diffuse soprattutto nella Svizzera nordorientale.

1 - Industria del ferro e dell'acciaio

Dalla fine del XV sec., la tecnica dell'altoforno si impose a scapito del metodo del bassofuoco, che in alcune vallate alpine rimase diffuso fino a XIX sec. inoltrato. Il principato vescovile di Basilea, e in particolare il bacino di Delémont, divenne il centro dell'industria del ferro. La produzione sviz. non coprì comunque mai il fabbisogno interno. A causa della domanda crescente, durante l'Industrializzazione furono apportate migliorie ai forni esistenti e ne vennero costruiti di nuovi. Il settore raggiunse il suo apice alla fine degli anni 1850-60; la produzione di ferro grezzo del 1858 (14'500 t) venne raggiunta nuovamente solo nel 1904. L'impresa di maggiore successo fu la Von Roll, nata nel 1810 con la denominazione di Ludwig von Roll & Cie e trasformata in soc. anonima nel 1823, che disponeva di altiforni a Gänsbrunnen, Klus e Choindez e che nella seconda metà del XIX sec. rilevò diverse aziende concorrenti. Conseguenza negativa della crescita della produzione fu il disboscamento dovuto alla carbonizzazione della legna, ciò che comportò carenza di legname, combustibili e materiali da costruzione e soprattutto il rincaro del carbone di legna. Nel frattempo la concorrenza estera era già da tempo passata all'utilizzo del coke, più economico. Con l'allacciamento alla rete ferroviaria europea, l'incidenza dei costi di trasporto sui prezzi del ferro diminuì, per cui gli altiforni sviz. cessarono gradualmente la loro attività, non essendo più concorrenziali. Unicamente lo stabilimento di Choindez della Von Roll, che dapprima sporadicamente (dal 1867) e poi stabilmente fece ricorso al coke, riuscì a sopravvivere con interruzioni fino al 1935. All'inizio della seconda guerra mondiale la produzione di ferro grezzo era possibile solo negli impianti elettrochimici, che però risultavano inadatti allo scopo. Solo dal 1943 a Choindez fu disponibile un bassoforno elettrico, impiegato fino al 1982 per la lavorazione di minerali metallici.

Mentre la spugna di ferro ricavata con la tecnica del bassofuoco poteva essere fucinata direttamente, il ferro degli altiforni doveva essere depurato dal carbonio e da altre scorie tramite l'affinazione (riscaldamento e abbondante insufflazione di aria). A partire dall'introduzione degli altiforni, in varie località sorsero quindi appositi impianti, impiegati per la produzione del cosiddetto ferro saldato, ottenuto al di sotto del punto di fusione. Notevoli miglioramenti vennero apportati dal procedimento del puddellaggio, che in Svizzera giunse però solo con ampio ritardo nella seconda metà del XIX sec. e fu adottato unicamente dalla Von Roll a Gerlafingen. Già a metà degli anni 1850-60, le acciaierie della fam. von Moos a Emmenbrücke cominciarono a produrre acciaio non a partire da ferro grezzo ma utilizzando rottami di ferro. Nell'ultimo quarto del XIX sec. la Von Roll e la Von Moos rimasero gli unici produttori di ferro saldato. Tardiva fu anche l'introduzione dell'acciaio dolce, ricavato al di sopra del punto di fusione; dal 1889 la Von Moos utilizzò il primo forno Siemens-Martin. La penuria di carbone durante la prima guerra mondiale favorì il passaggio ai forni elettrici per la produzione di acciaio (alla Von Roll nel 1918, alla Von Moos nel 1919). La nuova tecnologia si affermò pienamente durante la seconda guerra mondiale; in seguito nacquero addirittura nuove acciaierie quali la Monteforno a Bodio nel 1946 e la Ferrowohlen a Wohlen (AG) nel 1955. Venne soprattutto prodotto acciaio per cemento armato, ottenuto da rottami di ferro. A metà degli anni 1970-80 l'industria siderurgica entrò in una crisi da cui non è mai riuscita a risollevarsi completamente. La Ferrowohlen e la Monteforno chiusero i battenti nel 1994; dietro pressione delle banche, nel 1996 la Von Moos e la Von Roll riunirono la produzione di acciaio nella Swiss Steel, che nel 2006 è stata rilevata dalla Schmolz+Bickenbach AG.

Già dall'età moderna la lavorazione del ferro e dell'acciaio avvenne in fucine meccaniche. A Gerlafingen nel 1836 la Von Roll costruì il primo laminatoio, a cui ne seguirono altri nel Giura e a Emmenbrücke. Anche le trafilerie meccaniche risalgono all'epoca moderna.

Prima dell'invenzione del cubilotto, la fusione della ghisa risultava possibile solo dove erano disponibili altiforni, come ad esempio presso la Von Roll. Prima fonderia non legata a un forno, la Fischer (in seguito Georg Fischer) nel Mühletal (Sciaffusa) dal 1805 si dedicò alla fusione dell'acciaio. La Sulzer a Winterthur avviò la fusione della ghisa nel 1834. Nel contempo dalla fine degli anni 1820-30 vennero costituiti appositi reparti all'interno di industrie meccaniche (ad esempio Escher, Wyss & Cie, Ateliers de Constructions Mécaniques de Vevey). Prima ancora delle ferriere e delle acciaierie, le fonderie adottarono i forni elettrici (la prima fu la Oehler di Aarau nel 1908). Negli anni 1960-70 l'Ass. delle fonderie di ferro contava 57 membri. In seguito il settore andò in crisi, mai superata malgrado le continue ristrutturazioni.

La trasformazione ulteriore del ferro e dell'acciaio venne compiuta per lo più dall'industria delle macchine, dal settore edilizio e dal ramo delle installazioni. La fabbricazione di prodotti finiti (coltelli, lime ecc.) assunse quindi un'importanza solo limitata.

Autrice/Autore: Bernard Degen / mku

2 - Industria dei metalli non ferrosi

Il rame costituisce il metallo non ferroso di gran lunga più utilizzato. A loro volta piombo e zinco risultano nettamente più diffusi rispetto a nichel, stagno ecc. Si basano sul rame leghe importanti come il bronzo, utilizzato da millenni, e l'ottone, affermatosi in seguito. Data la scarsezza di materie prime, in Svizzera la lavorazione dei metalli non ferrosi rimase limitata; solo gli impianti di rifusione ricavavano metallo grezzo da scarti di fabbricazione. Nacquero per contro numerose fonderie, soprattutto di piccole dimensioni. Quelle indipendenti oltre a lavorare su ordinazione realizzavano soprattutto armature. La più antica è considerata la fonderia di campane Rüetschi ad Aarau, la cui ubicazione non è cambiata dal 1628. La fusione dell'ottone, che si diffuse alla fine del XVIII sec., fu all'origine di importanti imprese come la Sulzer e la Georg Fischer.

La fabbricazione di semilavorati (barre, profilati, fili, tubi, lamiere, nastri metallici, rondelle ecc.) fu egemonizzata da tre aziende: la Boillat SA di Reconvilier (fondata nel 1855), nata per soddisfare i bisogni del settore orologiero, la Metallwerke AG di Dornach (costituita nel 1895), che inizialmente rifornì il ramo della tornitura e le fabbriche di orologi, e la Selve & Cie di Thun, fondata nel 1895 nell'ambito dell'industria degli armamenti. Dopo aver cooperato per decenni all'interno di un cartello, le tre imprese nel 1986 si fusero, dando vita al gruppo Swissmetal, che già nel 1993 chiuse la ex Selve. In seguito all'elettrificazione, dalla fine del XIX sec. acquisirono grande importanza le fabbriche di fili e cavi. Dopo la Câbles Cortaillod, fondata nel 1879, altri impianti per la produzione di cavi nacquero a Brugg, Cossonay, Altdorf (UR), Breitenbach, Herisau, Pfäffikon (ZH) e Wildegg. I tre gradi di finitura (filo di rame, filo isolante, cavi veri e propri) solo in casi eccezionali erano riuniti all'interno dello stesso stabilimento (Cossonay).

Diverse imprese dell'industria degli oggetti metallici fabbricano inoltre prodotti finiti come coperti da tavola, lumi, accendini o ferrature. La loro importanza è però sempre rimasta relativamente ridotta.

Autrice/Autore: Bernard Degen / mku

3 - Industria del metallo leggero

Tra i metalli leggeri, l'alluminio assume un peso talmente predominante rispetto ad altri elementi come il magnesio, il berillio ecc. che spesso vi è la tendenza a considerare solo l'industria dell'alluminio. Anch'essa era costretta a importare la materia prima; per contro vi era però un'ampia disponibilità di energia. Nel 1888, due anni dopo il primo brevetto sulla produzione di alluminio per via elettrolitica, la Alusuisse, prima fabbrica di alluminio d'Europa, iniziò la propria attività a Neuhausen am Rheinfall. Altri stabilimenti seguirono a Chippis (dal 1908) e a Steg (dal 1962), mentre a Neuhausen la produzione terminò nel 1944. Il piccolo gruppo Giulini ebbe propri stabilimenti a Martigny-Bourg (dal 1908) e Martigny-Ville (dal 1938). Dopo che l'attività a Martigny e Chippis fu abbandonata nel 1992, rimase attivo solo l'impianto di Steg, rilevato nel 2000 dalla Alcan, soc. originariamente canadese, e poi chiuso nel 2006. La produzione di alluminio crebbe da 40 t nel 1890 a 20'000 t negli anni 1920-30, mantenendo in seguito tali livelli fino a metà del sec. Nella fase di alta congiuntura l'apice venne raggiunto nel 1971 con 94'000 t; in seguito si registrò una diminuzione. Dagli anni 1980-90 le importazioni hanno nettamente sopravanzato la produzione nazionale (nel 2000 pari a 35'500 t, di fronte a 136'300 t di alluminio importato). Impianti di rifusione come la Refonda a Niederglatt (1939-92) producevano alluminio secondario, inizialmente a partire da scarti industriali. Dall'introduzione di un sistema nazionale di riciclaggio nel 1989 si è fatto ricorso in maniera crescente alla raccolta di rifiuti (ad esempio lattine di bibite ecc.).

L'alluminio grezzo subisce poi ulteriori lavorazioni. I suoi più importanti acquirenti furono le fabbriche di semilavorati, ubicate ad esempio a Chippis, Kreuzlingen, Menziken, Rorschach, Münchenstein, Kirchberg (BE), Burgdorf, Laufen e Thun, che realizzavano tra l'altro lamiere, nastri, barre, tubi, profilati, fili ed elementi da costruzione forgiati. Pioniera in questo campo fu la Alu Menziken, fondata nel 1897 a Fleurier, dal 1905 presente a Gontenschwil e più tardi a Menziken. Assunsero rilevanza intern. i laminatoi per la produzione di fogli di alluminio, il primo dei quali fu attivo a Kreuzlingen dal 1910, che rifornivano non da ultimo l'industria alimentare (cioccolato, formaggio in scatola, confezioni saldate di alimenti). Inoltre venivano fabbricati prodotti finiti come stoviglie, custodie, barattoli e tubetti. Nel 1901 la Gröninger AG iniziò a produrre stoviglie e pentole in alluminio (dapprima a Basilea, e poi, dal 1904 al 1970, a Binningen).

Se nel 1950 il consumo annuo pro capite di alluminio ammontava a soli 3 kg, fino al 1960 salì a quasi 10 kg ed entro il 2000 a quasi 24 kg. L'alluminio viene impiegato soprattutto nell'ambito dell'ingegneria civile (gru, ponti, impalcature ecc.), per la costruzione di veicoli, imbarcazioni, aerei, contenitori da trasporto ed edifici e per la produzione di macchine, apparecchi, imballaggi ed elettrodomestici.

Autrice/Autore: Bernard Degen / mku

Riferimenti bibliografici

Bibliografia
– H. Fehlmann, Die schweizerische Eisenerzeugung, ihre Geschichte und wirtschaftliche Bedeutung, 1932
– H.-R. Wehrli, Die Eisenerzeugung der Schweiz im 2. Weltkrieg, 1954
– P.-L. Pelet, Fer, charbon, acier dans le pays de Vaud, 3 voll., 1973-1983
Berg-Knappe, 1977-
Minaria Helvetica, 1981-
– A. Knoepfli, Mit Eisen- und Stahlguss zum Erfolg, 2002

Autrice/Autore: Bernard Degen / mku