05/01/2015
  • <b>Vallemaggia</b><br>Inaugurazione a Bignasco della linea ferroviaria per Locarno il 24.8.1907; fotografia di  Valentino Monotti (Archivio di Stato del Cantone Ticino). Lunga 27 km, questa linea, alimentata dalla centrale elettrica di Ponte Brolla, era utilizzata sia per il trasporto di viaggiatori sia per quello di merci e materie prime, specialmente blocchi di granito estratti nelle cave di Cevio. La compagnia ferroviaria regionale Locarno-Ponte Brolla-Bignasco (LPB), fondata nel 1903, mantenne in esercizio questa tratta fino al 1965.

Vallemaggia

Distr. TI, confinante con la Leventina a nord ovest, il distr. di Locarno a sud est e l'Italia a ovest; comprende i circ. Maggia, Rovana e Lavizzara (otto com.). Esteso su un quinto ca. del territorio cant., nel 2000 vi abitava solo il 2% ca. della pop. totale. La morfologia della valle percorsa dal fiume Maggia e dai suoi affluenti Bavona e Rovana, è nettamente distinta in due zone: la bassa valle (da Avegno a Cavergno), piuttosto larga e con un dislivello molto ridotto, e le valli superiori (Rovana, Bavona e Lavizzara), strette e anguste, che si diramano da Cevio e da Bignasco e sono circondate da un'imponente catena montuosa. Pop: ca. 9000 ab. nel 1591, 6070 nel 1801, 7482 nel 1850, 5195 nel 1900, 4047 nel 1941, 4581 nel 1950, 4426 nel 1970, 5593 nel 2000.

Sporadici ritrovamenti dell'età del Rame attestano un'occupazione preistorica. Nel periodo della romanizzazione (tardo La Tène-età augustea) è documentato un popolamento distribuito su tutta la V., geograficamente marginale, ma connesso al vicus di Muralto. All'epoca romana risale pure l'inizio della trasformazione antropica del paesaggio (terrazzamenti e introduzione di castagni e noci). Nel ME le sorti della V. furono dapprima legate a quelle della pieve di Locarno: fece capo alla chiesa di S. Vittore a Locarno sin verso l'anno Mille, quando Maggia, Sornico e Cevio divennero parrocchie autonome. Progressivamente le singole vicinanze si organizzarono in unità più vaste. Nel XIV sec. Bignasco, Cavergno, Brontallo e Menzonio formavano un'unione amministrativa, come pure i villaggi di Lavizzara e Rovana (Cevio, Cavergno, Campo, Cerentino e Bosco costituivano la Roana Superior). Nel 1398 la V., la Verzasca e Mergoscia si ribellarono alle continue imposizioni da parte della nobiltà locarnese, che deteneva feudi in queste regioni, e nel 1403 si separarono formalmente dalla comunità di Locarno, istituendo una giurisdizione indipendente con centro a Cevio, dotata di un Consiglio generale di 42 membri e di statuti propri. La convivenza delle comunità locali fu segnata da diversi conflitti. Quello che all'inizio del XV sec. oppose i com. della bassa valle a Cevio e alla val Rovana terminò con la stipulazione di un trattato nel 1403/04. Nel 1411-12 la V. tentò di sottrarsi all'autorità del ducato di Milano, legando le proprie sorti a quelle dei Savoia, ma nel 1416 venne occupata dai Conf. prima di tornare nel 1422 sotto il dominio di Milano e passare nel 1439 ai Rusca. Attorno al 1430 la Lavizzara ottenne dal ducato di Milano la separazione giurisdizionale dalla V.

Dal 1513 al 1798 la V. fu baliaggio dei 12 cant. (i 13 meno Appenzello) con il nome ted. Meiental o Mainthal (attestate anche altre varianti). Era suddiviso in due comunità, la V. e la Lavizzara, ciascuna dotata di propri statuti, assemblee e ufficiali, ma con un solo balivo e un solo fiscale: il primo sceglieva il luogo di residenza (Cevio o Sornico), ma doveva recarsi regolarmente nell'altro capoluogo per amministrarvi la giustizia con l'assistenza, nei casi più gravi, di congiudici locali. La Lavizzara difese la propria autonomia dalla V., sabotando i tentativi di alcuni balivi di centralizzare il tribunale a Cevio e del sindacato di sopprimere i congiudici. Parte del cant. di Lugano durante l'Elvetica, nel 1803 la V. divenne uno dei distr. del cant. Ticino, con Cevio come capoluogo.

Nel ME e nell'epoca moderna l'economia si basava principalmente su agricoltura (coltivazione di cereali, patate e lino), viticoltura e pastorizia. Per sec. la V. esportò rilevanti quantità di formaggio. I boschi costituivano un'importante risorsa, spesso sfruttata in modo eccessivo con conseguenze ambientali disastrose. Attività complementari furono pure l'artigianato (filatura della lana, tessitura, lavorazione del legno), l'industria della pietra ollare e, nella seconda metà del XIX sec., quella del marmo e della beola. Erano affiancate da una forte emigrazione, attestata già nel ME (verso il Locarnese e il Sottoceneri). L'incremento della pop., che registrò probabilmente il suo apice attorno alla metà del XVIII sec., fu all'origine di una prima ondata migratoria, spesso periodica o stagionale (muratori, scalpellini, stallieri, commercianti e artisti, attivi in diverse città d'Europa), che alleviò la pressione demografica e permise un relativo benessere. Attorno al 1850, a causa delle difficili condizioni economiche (unificazione doganale in seguito alla creazione dello Stato fed., rappresaglie del Lombardo Veneto austriaco e peggioramento delle condizioni meteorologiche), l'emigrazione divenne sovente definitiva, diretta oltreoceano (spec. California e Australia), determinando un forte spopolamento della valle. I conseguenti squilibri demografici (rapporto tra i sessi, invecchiamento della pop., bassa natalità, alto tasso di celibato) ebbero effetti durevoli, causando un ulteriore calo della produttività agricola, all'origine di nuove partenze; il fenomeno toccò spec. i com. più discosti. Nel secondo dopoguerra si registrò una leggera inversione di tendenza. L'evoluzione demografica del fondovalle, che beneficiò della relativa vicinanza del polo economico locarnese e negli ultimi decenni del XX sec. conobbe un processo di suburbanizzazione, va tuttavia distinta nettamente da quella assai più problematica delle valli superiori. All'inizio del XXI sec. la val Rovana sembrava destinata a divenire prevalentemente zona di vacanza, analogamente alla val Bavona (nel 1860-1980 riduzione della pop. di tre quarti nella val Rovana). Nella Lavizzara il declino demografico risultava invece più contenuto.

Solo nel 1814-24 la V. venne dotata di una strada carrozzabile fino a Bignasco, che ne ridusse l'isolamento soprattutto invernale. Nel 1907 fu costruita anche la ferrovia Locarno-Ponte Brolla-Bignasco, che ebbe un ruolo importante nello sviluppo dell'industria estrattiva (smantellata nel 1965). Avviato attorno al 1950, lo sfruttamento delle acque del bacino del fiume Maggia, causa di diversi problemi ambientali, acquisì grande rilevanza (nel 2010 nove centrali con una produzione totale di ca. 611 Megawatt) e contribuì a frenare l'esodo rurale grazie alla creazione di alcuni posti di lavoro. Dagli anni 1970-80 il turismo ha assunto un'importanza sempre maggiore nell'economia della V., come attestato dal forte incremento delle residenze secondarie.


Bibliografia
– M. Signorelli, Storia della Valmaggia, 1972
– H. Billeter, Die Landvogtei Mainthal (Valle Maggia und Lavizzara), 1977
– B. Donati, Il treno in una valle alpina, 2007
– C. Ebnöther, R. Schatmann (a cura di), Oleum non perdidit, 2010, 225-251
– M. Bertogliati, Datazioni dendrocronologiche, 2011

Autrice/Autore: Daniela Pauli Falconi